Ragazzi, ma vi pare che debba essere io il moderato,o il conservatore?
Quando si usano nomi “neutri”, come è il caso di Dorso chiaro, non ci sono problemi se anche non sono in linea con la nomenclatura generale. Basta sapere di cosa si tratta, in questo caso che la mutazione è una riduzione di tipo Agata, con tutte le conseguenze che questo comporta sul fenotipo. Quindi riduzione delle melanine, principalmente della feo.
Quello che non va bene è l’attribuzione di un nome come Agata, ad un uccello mutato in cui, in modo evidente, la feomelanina non viene assolutamente intaccata come succedeva prima dell’ultima riforma.
Per quello che riguarda il Pastello, il discorso è più complesso. Quando ero in CTN, con De Flaviis ci siamo sforzati nel limite del possibile di conservare l’appellativo di Pastello solo per i recessivi sesso legati. Riservando la denominazione Diluito ai dominanti autosomici. Poi ci siamo trovati davanti a varie eccezioni, una è data dal fattore che schiarisce il D. di Gould, che come sapete ha un meccanismo dominante sesso legato. Qui, in una fase dove eravamo in piena guerra con il Club, abbiamo pensato bene di non stravolgere troppo le cose allineandoci (in parte) con quanto già in uso in Europa. Il problema è dunque che di fattori di “diluizione” ce ne sono diversi, con diversi meccanismi di trasmissione. All’epoca, ritenevamo il termine Diluito per il DM in linea con le nostre convinzioni. Evidentemente c’è stato invece qualcuno che in una delle riunioni che ogni tanto ci sono a livello COM, ha ritenuto opportuno allinearsi con quanto (in quelle riunioni succede spesso cosi) hanno proposto gli olandesi.
Il problema verrà fuori (prima o poi succederà) quando nel DM apparirà la vera Pastello sesso legata. A quel punto come la chiameremo?
Io un paio di volte alle riunioni suddette ci sono stato, se non c’è l’accordo si va al voto. Quindi quello che viene fuori bisogna accettarlo. Ci sono cose giuste, vedi Pheo e Topazio, ma anche sbagliate, vedi Pastello.
Comunque, cambiando discorso, non capisco perche con i Mandarini dobbiamo sempre complicarci la vita, infatti Massimo ritiene troppo facile fare come i Tedeschi, cioè assecondare la natura della mutazione.
Secondo me è questo che fa la differenza tra una mutazione che diventa popolare, come ad esempio la mascherato, dove i dettami assecondano gli effetti del fattore, e una come la pastello destinata a una ristretta elite in quanto difficilissima da centrare in quanto rincorre dettami che implicano equilibrismi selettivi noti solo a pochi eletti.
C’è un particolare che ci deve far riflettere. In Italia il numero dei giudici “specialisti” in Mandarini non credo che raggiungano le dita di una mano. Questi, normalmente, sono quelli che vengono invitati a giudicare a Zebra’s.
Se vi andate a riguardare i commenti del dopo mostra, noterete che in maggioranza esprimono insoddisfazione sul loro operato.
Considerando che questi “specialisti” sono tali in quanto a loro volta allevatori e appassionati di Mandarini, dove è il problema?
Il problema è nel fatto che la specializzazione in oggetto si basa su concetti che non hanno una logica unica, ogni varietà ha i suoi super specialisti. Per ogni varietà occorrerebbe un giudice specifico che conosca tutte le finezze selettive a lei connesse.
Con De Flaviis ci eravamo posti questo problema, e nel nostro piccolo avevamo cercato una soluzione che potesse evitare questo andare allo sbaraglio del povero giudice.
La soluzione era un dettame unico che tutti i giudici dovevano fare proprio:
nell’ambito della mutazione, il soggetto migliore sarà quello dalle colorazioni più ricche e sature.
Questo dettame è stato applicato ed ha funzionato in tutte le svariate branche che fanno parte del mondo IEI, unica eccezione alcune varietà del Mandarino. Ma non per ragioni biologiche, ma per una sedimentazione di dettami che, a mio vedere, fanno a pugni con la logica.
Con tutti gli altri uccelli, il giudice sceglie quale è migliore premiando quello dai colori e dai disegni più netti, saturi e contrastati. Con il Mandarino no, in questo caso gli viene richiesto di capire quale sfumatura, tra le tante che si trova di fronte, sia quella che gli specialisti, non del mandarino, ma della singola varietà, stanno rincorrendo come ottimale.
In questa scia, proviamo a leggere i consigli che ci da Enea, uno che vince. I suoi soggetti che risultano vincitori, non sono quasi mai puri, normalmente c’è una correzione, data dall’inserimento di un qualche altro fattore latente che aiuta a raggiungere le cromie previste. Cosa significa questo?
Significa semplicemente che i dettami non sono in linea con quelli che sono gli effetti della mutazione. Detto in altre parole, sono sbagliati.
Chido ancora scusa a tutti per la mia prolissità
